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Patrick Zaki, un compleanno in carcere

Patrick Zaki ancora in carcere

Il caso Patrick Zaki

Il 16 giugno Patrick Zaki ha compiuto trent’anni, ma dovrà festeggiarli in carcere. A un anno e mezzo dal suo arresto cerchiamo di fare il punto sulla situazione dello studente egiziano.

Chi è Patrick Zaki

Patrick Zaki è nato a Mansura in Egitto il 16 giugno 1991. Nel 2018 fu uno degli organizzatori della campagna elettorale di Khaled Ali, durante le elezioni presidenziali in Egitto. Oltre all’attività politica Patrick in Egitto era membro della Egiptyan Iniziative for Human Rights. L’amore per la lotta per i diritti lo aveva portato a Bologna nel 2019 per frequentare un Master sugli studi di genere.

Il ritorno in Egitto e l’arresto

Rimasto in Italia per buona parte del 2019, nel febbraio dell’anno successivo Patrick decide di tornare in Egitto per fare visita alla famiglia. In questa occasione, viene arrestato non appena atterra nel paese. Gli agenti dei servizi segreti lo presero e non fecero avere sue notizie per 24 ore. La notizia del suo arresto venne data due giorni dopo dall’Egiptyan Iniziative for Human Rights, che si rese conto della sua scomparsa. Nelle ore di detenzione si sostiene che Patrick sia stato interrogato dagli uomini del regime egiziano, con l’accusa di cospirazione, di minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento alle proteste illegali, sovversione, diffusione di false notizie e propaganda per il terrorismo. Il regime egiziano sostiene inoltre che abbia instaurato in Italia un legame con la famiglia Regeni e che abbia collaborato con loro sul caso. La detenzione preventiva, alla quale è ancora obbligato, fu causa di dibattito tra l’avvocato di Patrick, il quale sostiene che il giovane studente è stato brutalmente torturato, e la procura di Mansura, la quale sostiene invece il contrario. Quello che è certo è che Patrick è ormai da più di un anno detenuto nel carcere di Mansura, nonostante non sia mai stato processato.

La risposta italiana

L’arresto di Patrick non è passato inosservato all’opinione pubblica italiana, che da anni lotta per avere delle risposte anche sul caso di Giulio Regeni. La risposta dell’Italia è portata avanti da due mondi: quello accademico e quello politico. Il primo è legato allo sforzo che stanno facendo le università italiane, soprattutto quella di Bologna, per aumentare la consapevolezza sul caso. L’Alma mater ha deciso di lasciare libero il posto di Patrick all’interno del suo master, volendo far capire che l’università lotta e spera per il ritorno del suo studente. Da meno non sono stati i rettori degli atenei italiani, i quali hanno scritto una lettera aperta al presidente egiziano al-Sisi in cui si chiede di rilasciare lo studente affinché possa trascorrere il periodo prima del processo a casa sua in Egitto, e non in carcere. Il secondo, quello politico, ha invece deciso nell’ultimo periodo di agire in modo più concreto. La politica italiana si è interessata alla vicenda di Patrick per il suo legame con l’Italia e il mai risolto caso di Giulio Regeni, ma la Farnesina, non essendo Patrick italiano non può interferire nella politica interna egiziana. Per questo motivo in aprile il Partito Democratico si è mobilitato ed è riuscito a far approvare una mozione che permette di conferire al giovane studente egiziano la cittadinanza italiana. Se il processo dovesse terminare, la Farnesina e lo Stato italiano avrebbero la possibilità di fare più pressioni al governo egiziano e smuovere una situazione che è in stallo da più di un anno.

Purtroppo, nel mese di maggio, il fermo di Patrick è stato nuovamente prorogato di altri 45 giorni. Le condizioni precarie nelle quali vive in carcere stanno peggiorando la sua stazione sanitaria, soffrendo lui di asma. I familiari, le poche volte che hanno avuto la possibilità di visitarlo, hanno riportato allarmanti notizie riguardo la sua salute mentale che sta risentendo pesantemente della situazione precaria nella quale si trova. Compiuto il suo trentesimo compleanno e a quasi un anno e mezzo di prigionia la speranza è che grazie alla mobilitazione internazionale e quella dello Stato italiano, le cose possano migliorare per Patrick e che questo calvario possa avere fine.

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Gabriele Porcedda

Sono laureato in Storia e Filosofia e in Politiche Europee ed Internazionali. Sto svolgendo un master in Middle Eastern Studies presso l’ASERI. Suono la chitarra e giocato a tennis. Sono un grande appassionato di storia, di fumetti e soprattutto di sport; più di quelli americani che di quelli nostrani.

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