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Studiare all’estero: la dimensione internazionale dello studio attraverso alcune esperienze

Esploriamo l'esperienza di studio all'estero tramite qualche intervista
Foto di JESHOOTS.COM su Unsplash

In questo articolo proponiamo la prima di una serie di brevi interviste che vorrebbero fare un po’ di luce sulle diverse tipologie di esperienze all’estero che si vivono all’interno del mondo universitario e della ricerca. Le esperienze all’estero costituiscono un’importante occasione di crescita umana, ma spesso rappresentano anche un vero e proprio trampolino di lancio per scelte più definitive, uno spartiacque importante per l’assunzione di responsabilità, forse alle volte soltanto una più o meno piacevole parentesi di vita. Comunque stiano le cose, si tratta, per molti, di un passaggio fondamentale che merita di essere raccontato soprattutto attraverso le esperienze di chi l’ha vissuto o lo sta ancora sperimentando.
Attraverso il racconto vorremmo provare a stimolare la riflessione personale, ma anche cercare di suggerire vie per il confronto e il dibattito su alcune questioni troppo importanti per essere dimenticate: in che modo si concilia la dimensione internazionale degli studi – elemento sicuramente importante – con la necessità di sostenere lo sviluppo del proprio paese? Il sistema universitario italiano è attrattivo nei confronti di studenti e ricercatori provenienti da altri paesi? È proprio vero che, soprattutto in certi settori di ricerca, un giovane che voglia continuare il proprio cammino di studi deve necessariamente finire all’estero?
Partiamo dall’esperienza di Margherita, studentessa di Economia e Management alla Bocconi, che già nel corso della triennale ha scelto di usufruire della possibilità di vivere un’esperienza di alcuni mesi, dall’agosto a dicembre del 2023, presso la WHU – Otto Beisheim School of Management in Germania.

Quale corso di laurea stai frequentando? Come lo hai scelto?
Sto frequentando il corso di laurea di Economia e Management Internazionale in lingua inglese all’università Bocconi di Milano. La scelta non è stata semplice, visto che sono sempre stata interessata a diversi ambiti e materie; ho provato a fare una selezione tenendo in considerazione sia i miei interessi che i miei risultati scolastici, e alla fine ho deciso di studiare economia, poiché ho ritenuto che mi potesse offrire una vasta gamma di opportunità future, essendo un campo di studio non eccessivamente specifico.

Cosa ti ha spinto, nel proseguo del tuo cammino universitario, a prendere la decisione di studiare per un periodo all’estero?
Sin dai tempi delle superiori, ho coltivato un vivo interesse per i viaggi e le culture diverse dalla mia. Durante quel periodo, ho avuto l’opportunità di vivere un’esperienza di studio in America che mi ha entusiasmato profondamente. Quindi, quando ho appreso della possibilità di ripetere questa esperienza in un altro paese, non ho esitato un istante. È normale che inizialmente si abbiano dubbi o paure riguardo a una tale decisione, ma sono parte integrante del percorso di crescita personale… Un periodo di studio all’estero è una grande opportunità per mettersi alla prova e crescere su molti aspetti.

Quali opportunità ti ha aperto questa esperienza?
L’esperienza di scambio in Germania mi ha offerto l’opportunità di esplorare una cultura diversa, visitare luoghi sconosciuti, incontrare persone provenienti da molteplici contesti, approfondire la conoscenza della lingua tedesca e, infine, affinare le mie capacità di adattamento.

Qual è la differenza maggiore nel modo di vivere l’università tra l’Italia e il paese che ti ha ospitato?
La differenza principale che ho notato riguarda l’approccio all’università: in Germania gli studenti prestano meno attenzione alla media e ai voti rispetto all’Italia e si impegnano in una varietà di esperienze extracurriculari, che vanno dalle associazioni alle prime opportunità lavorative.

Un motivo per rimanere a studiare e a lavorare all’estero.
Una ragione per cui tengo in considerazione l’opportunità di lavorare in Germania è la situazione attuale del mercato del lavoro nel settore che mi interessa. Con il tipo di competenze che ho acquisito in questi anni, è più probabile trovare un impiego con condizioni migliori in Germania. Inoltre, in generale, ho l’impressione che vi sia una maggiore considerazione dei giovani nel mondo del lavoro.

Un motivo per ritornare a studiare e a lavorare in Italia.
Oltre ai legami affettivi, tra i motivi che mi portano a valutare l’opzione di rimanere in Italia per lavorare, ci sono le meraviglie che caratterizzano il nostro paese… Ah, sicuramente anche la nostra cucina!

Fai uno sforzo di fantasia e prova a immaginarti tra dieci anni. Pensi che l’esperienza che hai vissuto sarà fondamentale per lo sviluppo del tuo percorso di vita? In che modo?
Assolutamente sì! Tra dieci anni, immagino e spero di aver accumulato molte altre esperienze formative, sia in Italia che all’estero, ma senza dubbio non avrò dimenticato questo primo Erasmus. È stato il mio primo assaggio di vita da sola in un paese straniero, e ha giocato un ruolo fondamentale nel mio percorso di crescita personale, aiutandomi a sviluppare una maggiore indipendenza e aprendo la mia mente a nuove prospettive culturali.

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Pietro Antonio Viola

Prima di tutto religioso dehoniano, poi sacerdote. Vivo a Trento e mi occupo di pastorale universitaria e giovanile. Amo la vita in comunità. Laureato in Storia dell'arte all'università di Parma ora insegno all'Istituto di Scienze religiose Romano Guardini dove ho l'occasione di tenere insieme due vere passioni: arte e Parola di Dio.

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