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IA: la novità in un comitato?

E' stato istituito il comitato parlamentare sull'IA, con a capo Giuliano Amato. Quale sarà il ruolo dell'Università nel dibattito pubblico?
Foto di Museums Victoria da Unsplash

La scelta cade su Giuliano Amato

La nomina dell’ottantacinquenne Giuliano Amato a capo del comitato sull’intelligenza artificiale, voluta dal sottosegretario con delega all’informazione e all’editoria Alberto Barachini, si inquadra sullo sfondo di un sempre maggiore interesse per le possibili applicazioni e i risvolti etici nell’uso di tale tecnologia. Il comitato, istituito presso il Dipartimento Informazione e Editoria, formato da esperti e professori universitari che studierà l’impatto dell’IA sul mondo del giornalismo e delle news, pare rispondere a un’esigenza ormai viva nella coscienza dei governi della maggior parte dei paesi del mondo.

La questione di come si generino le notizie e dello spazio che l’intelligenza artificiale sta acquistando nel campo delle produzioni artistiche e creative pone seriamente una domanda etica a cui il legislatore e la politica sono chiamati a fornire risposte. Basti pensare al caso recente dello sciopero indetto dagli sceneggiatori hollywoodiani proprio sulla questione della regolamentazione nell’uso dell’IA. In questo senso l’istituzione di una commissione ad hoc pare un’iniziativa benemerita e ormai dovuta: su diversi quotidiani si è ironizzato, però, circa l’opportunità di mettere a capo di una commissione che si occupa di tecnologia un vecchio, per quanto saggio, a cui non fa certo difetto l’esperienza politica.

Non è una questione di età

A pensarci bene, non fa problema la scelta di un politico navigato e neppure quella di un profilo esperto nel campo giuridico, Amato è stato a capo della Corte Costituzionale: la commissione è governativa e dovrebbe fornire pareri che abbiano possibili risvolti sul piano legislativo. Quello che fa problema, in un paese bloccato come il nostro, è che i nomi siano sempre più o meno gli stessi e che si debba ricorrere al profilo, per quanto nobile, di un pensionato per occuparsi di qualcosa che, in primis, riguarderà il vissuto delle nuove generazioni.

Come ricordato, diversi docenti universitari esperti dell’argomento fanno parte del comitato. Gente matura – immaginiamo – e con tutte le competenze del caso: possibile che tra questi non si potesse individuare un profilo più adatto a lanciare un messaggio di maggiore vicinanza al mondo universitario e giovanile?

Quanto conta l’Università

Sullo sfondo della vicenda di questa nomina ci pare si collochi una questione passata in sordina, ma di una certa rilevanza: il ruolo dell’Università nel dibattito pubblico.

In questa vicenda, il mondo universitario non ha alcuna responsabilità diretta: la politica deve fare le sue scelte e sappiamo bene quanto sia importante che politica e gestione diretta dell’Università rimangano autonome. Sappiamo altresì quanto le ingerenze siano comunque presenti e inevitabili. Quello che ci si chiede, però, è se, su argomenti che riguardano settori di ricerca importanti e fondamentali rispetto allo sviluppo sociale del paese, l’Università non debba esprimere il proprio parere anche attraverso vie istituzionali, attraverso la voce degli organi che la rappresentano.

Il dialogo tra le istituzioni di un paese potrebbe esprimere il desiderio ancora presente che le generazioni si parlino davvero: non sarebbe un brutto segnale, soprattutto per i più giovani.

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Pietro Antonio Viola

Prima di tutto religioso dehoniano, poi sacerdote. Vivo a Trento e mi occupo di pastorale universitaria e giovanile. Amo la vita in comunità. Laureato in Storia dell'arte all'università di Parma ora insegno all'Istituto di Scienze religiose Romano Guardini dove ho l'occasione di tenere insieme due vere passioni: arte e Parola di Dio.

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