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“Genitori spazzaneve”: i rischi del nuovo modello educativo occidentale

I genitori "spazzaneve" tolgono ogni problema dalla strada dei propri figli. Ma è davvero educativo?

Cosa saresti disposto a fare per garantire a tuo figlio un futuro roseo, pieno di successi e di benessere? È la domanda che la vita mette di fronte ad ogni genitore, o forse è la domanda alla quale ogni genitore cerca di dare una risposta, quasi per un fattore di legittima automaticità del ciclo della vita. Un tema, quello delle eredità, che fino a qualche decade fa ispirava anche la letteratura e la cinematografia, proprio per quel senso di legame tra passato e presente che contraddistingue poi le dinamiche familiari.

Quel senso di continuità che i genitori cercano di costruire fin da quando i figli sono piccoli, a volte prima ancora che questi vengano al mondo. Questione di lungimiranza, ma anche di preconcetto. Si, perchè non è detto che quello che si lascia ad un figlio in termini materiali sia poi quanto di necessario gli servirà per vivere bene, pienamente la sua vita.

In Europa, ad esempio, ci siamo concentrati nel corso degli ultimi anni su quella che è un’impostazione educativa volta ad una tutela quasi totale nei confronti dei figli. Cercare di limitarne i problemi, le difficoltà, le sofferenze: costruire una bolla che possa proteggerli dai brutti e cattivi che si nascondono nel mondo.

Un percorso, quello dei genitori occidentali, che sembra ormai segnato anche da una cultura diventata omogenea dal Vecchio Continente fino agli Stati Uniti, dove c’è da considerare tutta una serie di fattori sociali diversi, ma conciliabili con quello che succede dalle nostre parti.

I ‘genitori spazzaneve’: Federico Rampini spiega la netta contrapposizione

A spiegare quanto accade oltreoceano lo spiega bene un noto scrittore che si occupa di America e non solo. Federico Rampini, tra le altre cose anche giornalista ed editorialista per Corriere della Sera, Sole24Ore ed ancora La Repubblica, ha passato una vita da corrispondente per i giornali italiani in quel di New York.

Gli Stati Uniti spesso sono stati fucina di quanto poi è nato (o si è riversato) anche in Europa. E così proprio Rampini, affrontando il tema del politically correct all’interno del suo libro America – Viaggio alla scoperta di un paese, spiega concettualmente quello che è il tema dell’educazione familiare degli americani, soffermandosi su un concetto molto interessante: i “genitori spazzaneve”.

Li chiama così Rampini, definendo proprio la generazione di mamme e papà impegnati a spazzare via dalla strada dei propri figli tutte quelle che sono le difficoltà della vita, a partire dall’infanzia per passare chiaramente all’adolescenza, ultimo step prima di lasciarli andare verso l’età adulta.

Sì, ma a quale prezzo? La domanda sorge spontanea, soprattutto pensando a quelle che sono le conseguenze moderne di uno stile di educazione che ha trovato radici fertili in America così come in Europa, ed in Italia senza dubbio.

Genitori chioccia, ma a quale prezzo?

Le nuove generazioni vivono oggi un mondo ricco di insidie, soprattutto perchè queste sono più subdole rispetto al passato. Il web, in questo senso, rappresenta ovviamente una risorsa, ma al tempo stesso una minaccia per i più giovani che provano ad accrescere la propria esperienza virtuale. I genitori, da canto loro, sono ancora meno abituati ad orientarsi in questo mondo.

C’è da scardinare, ovviamente, quel senso di ovattamento che tiene sotto scacco la crescita dei figli verso un’età matura e consapevole. Consapevolezza, appunto: conoscere il mondo, capirne le difficoltà e le brutture, ed eventualmente sviluppare anche le capacità risolutive necessarie a superarle.

In occidente questo processo evolutivo avviene in maniera molto lenta. Il motivo? Proprio quella cultura dello “spazzaneve”, noncurante dei pericoli futuri. Si, perchè l’importante è tenere protetti i figli nell’immediato, guai a lasciarli da soli contro il mondo.

In oriente qualcosa di diverso…

In questo senso, però, c’è chi dall’altra parte del pianeta ci tiene a lanciare i figli verso una strada molto diversa. Ed è ancora Rampini a spiegarlo, citando una docuserie Netflix che in America ha fatto discutere e che arriva dal Giappone.

Old Enough! – Una giornata da grande, è un prodotto audiovisivo giapponese che mostra proprio uno spaccato della società del sol levante. Nella cultura nipponica, infatti, i bambini sono al centro di un percorso educativo dove già all’età di cinque anni gli viene permesso di svolgere delle piccole commissioni.

Dall’andare a fare la spesa al trasportare degli oggetti di casa in casa, il tutto con i giusti accorgimenti di mamma e papà ed una dose di fiducia ad oggi impensabile in occidente. Immaginate se dalle nostre parti un bambino di sei anni venisse mandato a fare la spesa da solo: si urlerebbe non soltanto allo scandalo, ma probabilmente si passerebbe in un battibaleno alle vie legali: abbandono di minore, tanto per dirne uno.

L’evoluzione farlocca dell’occidente

La cultura dello “spazzaneve”, insomma, da noi sta mostrando i primi cenni di cedimento. I giovanissimi vivono una società dove c’è una tutela spesso mista a mancanza di fiducia, nei confronti dei figli ma anche della stessa struttura sociale che li circonda. Al tempo stesso, però, in questo modo vengono a mancare le basi di quel discernimento fondamentale che serve a sviluppare un percorso di scelta: il bene e il male.

Il rischio è che, andando avanti col tempo, gli strumenti per il giusto orientamento all’interno del mondo vengano annullati per far posto alla falsa credenza secondo la quale “è troppo presto figlio mio, poi ci penserai”. La verità è che i giovanissimi, mai come in questo periodo storico, hanno bisogno di essere guidati ma non protetti, indirizzati ma non condizionati, amati senza per forza diventare oggetti di possesso dei propri genitori. O della società, che sarebbe ancora peggio.

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Gennaro Di Finizio

Genny, giornalista pubblicista dal 2015 ed una Laurea in Scienze della Comunicazione. Il cuore batte per il Cinema, il calcio è pane quotidiano e i sogni una costante fonte di ispirazione. Tutto, però, ha un solo motore imprescindibile: il caffè.

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