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Tempi av(v)ersi

Sorrisetti ironici, sguardi stupiti, come se si fossero trovati improvvisamente davanti una rara creatura in via di estinzione. E forse siamo anche noi a sentirci così, che tra le infinite liste di ingegnerie e professioni siamo andati a scegliere eroicamente (o sfortunatamente) la facoltà di Lettere. E da quel momento ne sentiamo di tutte: gli amici ci danno dei disoccupati, degli acculturati tronfi, degli incoscienti; i professori, dall’alto della loro cattedra universitaria, ci guardano con tristezza: pochi anni e diventeremo come loro, stanchi nei loro pullover e con edizioni cadenti del Canzoniere sottobraccio.

Ma qualcosa vive sotto tutto questo cumulo di luoghi comuni e scetticismo, qualcosa che è molto di più di una manciata di parole da decifrare su libri ingialliti. C’è una vita che scorre, penso, un mistero profondo, che si annida in quello che studiamo. C’è un uomo osservato da ogni angolatura, un’antropologia antica ma disarmante, da quanto è attuale. Studiare lettere è così: è trovare una vita cantata nelle sue parti più intime, più splendide e confuse: certe parole sono capaci di penetrare le giunture più profonde del cuore, tanto da dargli luce (e così, perché no, dare alla luce). Allora forse vale la pena continuare a perdere tempo e vista, e fermarsi un po’ con quei poeti dimenticati: chissà che, tra le tante parole, non abbiano scritto qualcosa del tuo cuore, in attesa di essere trovato. Messo proprio lì. Proprio per te.

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Eleonora Tampieri

Eleonora Tampieri

Vent'anni al mondo, venti a Modena, uno e mezzo all'università di Lettere Moderne a Bologna. Cammino cocciutamente per la vita, tra chitarre, salite e progetti, e ogni tanto mi fermo, lungo la strada, a trovare le parole.

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