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Le università si riorganizzano: parlano i rettori/1

A causa dell’emergenza coronavirus, tutte le università hanno dovuto adattarsi a forme di didattica a distanza. In prospettiva stanno riorganizzando la gestione degli spazi e di tutti i servizi che costituiscono parte integrante dell’esperienza formativa. La crisi sociale ed economica dentro alla quale ci troviamo pone una serie di domande che, come redazione, abbiamo sentito il dovere di raccogliere e provare a formalizzare. Attraverso la disponibilità di alcuni rettori, a cui va il nostro ringraziamento, abbiamo provato a raccogliere possibili risposte in un breve percorso che dal Sud sale fino al Nord. Speriamo possano fornire una prima forma di orientamento ai tanti studenti che desiderano organizzare il proprio futuro. Qui pubblichiamo quanto ci ha fatto pervenire il pofessor Nicola Leone, rettore dell’Università della Calabria.

L’anno accademico sta continuando a svolgersi regolarmente anche grazie allo smart-studying: come giudica l’attività della propria università a questo riguardo? Quali sono le maggiori criticità messe in luce da studenti e docenti? Quali gli aspetti positivi?

Sul fronte didattico, l’intero secondo semestre si sta svolgendo online con quasi 1.000 insegnamenti attivati. In modalità telematica sono inoltre stati svolti numerosi appelli d’esame e sedute di laurea. Da alcune indagini condotte di recente emerge che oltre l’80% degli studenti è abbastanza soddisfatto delle attività formative svolte a distanza. Certo, ciò non significa che è tutto rose e fiori. Gli studenti, giustamente, lamentano un maggiore affaticamento per l’uso prolungato di videoterminali, hanno più difficoltà nel reperire i libri di testo o soffrono il feedback ridotto col docente. Analogamente, per i docenti è cresciuto di molto il carico di lavoro per la preparazione delle lezioni e l’organizzazione degli esami; inoltre, la grande esperienza maturata con la didattica in presenza in un Campus estremamente vivo come il nostro viene naturalmente mortificata durante una lezione telematica.

Io sono un convinto assertore della didattica in presenza; per noi è, e resta, quello il metodo di insegnamento primario. Adesso siamo in una situazione emergenziale e quindi siamo lieti che ci sia questa possibilità. Cogliamo al meglio le opportunità che la tecnologia ci offre e riteniamo che queste esperienze ci torneranno utili in futuro, ma come complemento aggiuntivo alla didattica in presenza, mai in sostituzione. Quando – e spero presto – torneremo alla normalità, gli enormi sforzi fatti in questi mesi non saranno affatto vani. Studenti e docenti saranno pronti a innovare ulteriormente la didattica in presenza, rendendola ancora più stimolante e competitiva. L’Università, tuttavia, non è solo il luogo della trasmissione del sapere, ma anche il luogo dove si formano le coscienze, grazie all’interazione, tra professori e studenti, e fra studenti e studenti.

Fase 2: quali saranno gli elementi organizzativi della vita universitaria che subiranno maggiori trasformazioni?

Oltre alla didattica online, non dobbiamo dimenticare tutto il lavoro del personale tecnico-amministrativo. Finora con il lavoro agile abbiamo superato il 90%. Fra i dipendenti c’è stata molta paura: hanno chiesto quasi tutti di attivare lo smart working. Purtroppo, io credo che questa paura da noi sia legata anche alla contezza di avere un sistema sanitario molto debole. Ma voglio esprimere un plauso a tutto il personale e al senso di responsabilità che sta dimostrando.

Nella fase 2 bisognerà spingere al massimo sulle norme di sicurezza; per esempio io “faccio il tifo” affinché il governo renda l’App Immuni pressocché obbligatoria, e sicuramente inviterò tutti gli studenti a scaricarla: riuscire a circoscrivere eventuali focolai è fondamentale. Anche noi stiamo lavorando a un’App per innalzare il livello di sicurezza nel Campus. Da una parte a me piacerebbe avere tutti qua: studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo; dall’altra noi siamo stati attenti e pure fortunati finora a non avere nessun contagio nel Campus. Se dovesse malauguratamente verificarsi qualche focolaio, la propagazione sarebbe molto rapida, esponendo la comunità accademica a problematiche serie. Le confesso che nella prima fase sono stato preoccupatissimo, perché gli studenti, soprattutto internazionali, sembravano non capire il problema, svolgendo allegramente pericolose attività sociali. Sono stato persino costretto a chiudere la sala mensa, perché si sedevano vicini. Sento una responsabilità enorme addosso. Ma non possiamo non seguire con attenzione e meticolosità le direttive ministeriali e le indicazioni del comitato tecnico scientifico che affianca il governo.

Si sente ripetere spesso che «nulla sarà più come prima»: cosa significa questo per l’Università? Cosa le piacerebbe che cambiasse davvero in maniera definitiva e quali aspetti invece vorrebbe che venissero recuperati al più presto?

Così come già accennato per la didattica, tutti porteremo con noi qualcosa di positivo da questa esperienza. Di solito, dopo un grande spavento si tende a essere più empatici e aperti verso gli altri. Ecco, allo stesso modo auspico un Campus ancora più coeso e laborioso, fervente a livello scientifico e promotore di iniziative volte alla crescita e allo sviluppo del territorio. E del resto, la pandemia ci ha fatto riapprezzare il ruolo che la scienza gioca nella società e il sacrificio di tanti operatori territoriali come il personale sanitario. Ora più che mai vogliamo che si avverta, forte, il senso di comunità. L’Università ha messo in campo tutte le sue forze per dare un contributo sul fronte scientifico e, d’altro canto, ha svolto un ruolo concreto nel supporto al territorio. Ha attivato centri di ascolto sull’intero territorio regionale, ha dato una mano alle scuole sull’avvio della didattica a distanza, funge da ente certificatore per le mascherine e ha avviato una raccolta fondi per sostenere le strutture sanitarie, superando in poco tempo quota 90mila euro. Questo clima mi auguro sia fonte di rinnovato vigore, come in alcuni versi di Langston Hughes: “Non fermarti sui gradini perché trovi ardua l’ascesa. Non cadere ora perché io vado avanti, amor mio, continuo a salire e la vita per me non è stata una scala di cristallo.”… una bella poesia che dedico a tutti coloro che in questo periodo hanno attraversato, o ancora attraversano, momenti difficili sotto tutti i punti di vista.

Ciò che invece vorrei con tutto il cuore venisse recuperato al più presto è il “vociare” degli studenti. Il Campus vuoto ci desta un forte sentimento di nostalgia e di tristezza, ci manca la presenza stessa degli studenti, che sono la ragion d’essere primaria dell’università. Il cuore mi indurrebbe ad accelerare la riapertura del Campus agli studenti, ma la ragione e il senso di responsabilità mi obbligano ad aspettare evitando i gravi rischi epidemiologici che indurremmo.

A causa della purtroppo certa crisi economica, molti giovani potrebbero trovarsi in difficoltà a sostenere il pagamento delle tasse universitarie per i prossimi mesi: c’è qualche progetto di ateneo a riguardo?

Come Ateneo ci siamo mossi anche su questo fronte. Proprio qualche giorno fa ho firmato un decreto che dispone per tutti gli studenti dell’università della Calabria la proroga della scadenza della III rata delle tasse al 31 luglio 2020. Tale scadenza era prevista, da bando, per il 31 maggio, ma il protrarsi della situazione di emergenza sanitaria ci ha indotto ad agire con urgenza per prorogare il termine, che avrebbe costretto tantissime famiglie ad un esborso difficile in un momento di precarietà occupazionale. Ci rendiamo conto che si tratta di una piccola attenzione che da sola non è sufficiente a soddisfare le richieste di aiuti che arrivano da tanti studenti, ma al momento non sussistono le condizioni affinché l’ateneo possa esonerare dai pagamenti. Spero che, prima dello scadere dei due mesi di slittamento, la Regione Calabria e il Miur, che sto personalmente sollecitando in tal senso, possano erogare dei fondi a favore degli studenti per alleggerire il carico contributivo. Si tratta del quarto provvedimento finanziario legato all’emergenza Coronavirus. Il primo era scattato a metà marzo, con la liquidazione anticipata della borsa di studio agli studenti aventi diritto. Un secondo provvedimento ha riguardato l’assegnazione del contributo per il premio di laurea che, per la prima volta, è stato conferito al cento per cento degli idonei e sarà erogato entro fine maggio. Infine, per gli studenti non assegnatari di borsa di studio che hanno alloggio nel campus, ma che sono rientrati nei comuni di residenza a causa del Covid-19, l’Unical ha previsto, previa presentazione di istanza, l’esonero dal pagamento della retta, per tutto il periodo di durata dell’emergenza.

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Redazione

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La redazione di questo blog, il suo cuore, nasce per gioco, per amicizia, se vogliamo. La volontà è quella di comunicare. A chi? Al mondo dell'università in tutte le sue componenti. Sono responsabilità importanti, quelle dei docenti, anni importanti, quelli dei ragazzi. Negli atenei si gioca il futuro di un paese, la struttura socio culturale prima ed economica poi dello stesso. Forse una goccia nel mare, ma la nostra speranza è dare spunti di riflessione e creare ponti di relazione.

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