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“Too good to go”: una app contro lo spreco alimentare

La ragazza accanto a me si lascia scappare un verso di disgusto, a cui ci accodiamo con una fragorosa risata. La brioches che ha addentato, troppo fiduciosa nel suo ripieno di crema chantilly, è in realtà ripiena di philadelphia e cetriolini: non proprio l’ideale, specie se di prima mattina. Ma sono i rischi da mettere in conto, se scegli di affidare qualcuno dei tuoi pasti a Too Good To Go, l’app danese che sta crescendo di importanza e popolarità tra i giovani (soprattutto della fascia universitaria). E se, oltre alla semplice curiosità, si ha a cuore la lotta contro lo spreco alimentare, allora Too Good to Go può essere davvero una soluzione simpatica ed efficace che merita attenzione.

Aprire, oggi, la grande tematica del food waste, significa chiamare a giudizio l’Europa e gli stati occidentali, nessuno escluso: solo nel 2016, l’Italia registrava uno spreco di circa 130 kg di cibo pro capite, per un totale di 7,8 milioni di tonnellate l’anno (vd. Eurostat). Per non parlare, poi, della perdita di energia, della crisi idrica e dell’enorme impatto ambientale, conseguenze inevitabili di un tale spreco di risorse.

Davanti a questi dati preoccupanti, o ci si abbandona a un macerante senso di colpa, o si può scegliere di rimanerne tutto sommato indifferenti. Oppure, al contrario, si può partire dal basso, dal proprio piccolo, per individuare una via di uscita: Too Good To Go ne propone una fra tante, concentrandosi su quei prodotti freschi che, a sera, bar, pasticcerie e ristoranti devono trattare come scarti, pur essendo ancora di ottima qualità.

Che strategia adotta, nel concreto, l’app contro questo spreco ingiustificato? Innanzitutto, dà ai negozi la possibilità di segnalare, attraverso la piattaforma, la disponibilità di prodotti avanzati dalla giornata, con cui si andranno a comporre le magic box. Il cliente prenota una box sempre tramite l’app, pagandola a un prezzo notevolmente ridotto (uno sconto circa del 66%) e andandola a ritirare nel negozio durante una precisa fascia oraria. Non potendo prevedere gli invenduti di fine giornata, la box potrebbe contenere dal dolce al salato, chiedendo al cliente il coraggio di un acquisto – è il caso di dirlo – “a scatola chiusa”.

Metodo rischioso, forse troppo. Eppure, continuano a crescere il numero di download e le recensioni positive, che propongonol’app danese come un ottimo esempio di “soluzione win-win” (cfr. Economia circolare e logica win-win): se effettivamente chili di paste, pizzette, primi piatti di alta qualità devono essere smaltiti solo perché “non più freschi”, allora questo sistema di “riciclo” risulta utile, intelligente e di grande aiuto per l’ambiente. Da un lato si soddisfa il venditore, che evita sprechi, e anzi guadagna qualcosa oltre alla fama di waste warrior, e dall’altro si favorisce il cliente, che porta a casa vassoi strabordanti di ottimo cibo a un prezzo stracciato. E cosa ne ottiene l’app? L’unica richiesta è quella di una quota di sottoscrizione annuale per gli esercizi che aderiscono, e il pagamento di una commissione minima per ogni pasto venduto.

Contenti tutti, quindi, e contento l’ambiente, per cui l’app ha già salvato più di 29.000 pasti nel giro di pochi anni. La strada verso una società in cui “non si butta niente” sembra, così, lentamente spianata. Ma dovremo fare attenzione, in questa buona spinta al “riciclo”, a non incorrere nel rischio opposto, quello di una società in cui “tutto ha un costo”, perché fonte potenziale di guadagno. Pensiamo solo a quanti enti di carità che, prima di questo sistema, ricevevano gratuitamente gli avanzi della giornata dai bar e ristoranti, per darli ai meno abbienti: se si offre a queste stesse attività un guadagno, anche solo di pochi euro dalle magic box, siamo così sicuri che lo rifiuteranno?

Cercare, quindi, un equilibrio per lottare contro lo spreco senza dimenticarsi degli “scarti”: missione ambiziosa, difficile, ma realizzabile, perché occasione “troppo buona per essere sprecata”.

Per saperne di più

https://www.csrnatives.net/post/too-good-to-go

https://www.vice.com/it/article/wjvygm/to-good-to-go-come-funziona

https://zerowasteeurope.eu/wp-content/uploads/2020/01/zero_waste_europe_CS7_CP_TGTG_italian.pdf

https://www.linkiesta.it/2020/02/spreco-alimentare-app-too-good-to-go/

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Eleonora Tampieri

Eleonora Tampieri

Vent'anni al mondo, venti a Modena, uno e mezzo all'università di Lettere Moderne a Bologna. Cammino cocciutamente per la vita, tra chitarre, salite e progetti, e ogni tanto mi fermo, lungo la strada, a trovare le parole.

1 Commento

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  • Davvero molto interessante il tema!
    Questo tema, a mio parere, sarebbe importante portarlo a livello imprenditoriale, ove si spreca una quantità di cibo impressionante.
    Ancora oggi nel settore food le imprese non hanno molti vantaggi nel riciclo (troppo costi e pochi incentivi) del cibo.
    L’Italia, nel 2016 con la legge Gadda, si è mossa sul questo tema ma c’è ancora molta strada da fare…