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Reato di inazione climatica: il “disaccordo di Parigi”

Parigi, 3 Febbraio 2021. Il tribunale amministrativo condanna lo stato francese per «inazione climatica».

L’Accordo di Parigi

Tutto inizia nel 2015 con il famoso Accordo di Parigi (che caso!), dove gli Stati responsabili delle maggiori emissioni mondiali di gas ad effetto serra si accordano per «evitare pericolosi cambiamenti climatici limitando il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C e proseguendo con gli sforzi per limitarlo a 1,5°C». Insomma, centonovanta paesi si sono accordati per ridurre le emissioni. E fin qui sarebbe tutto bellissimo, se non fosse che gli USA (il maggior emettitore globale) non hanno ratificato l’accordo, tirandosene fuori. Ma questa è un’altra storia che sembra essersi conclusa a seguito dell’insediamento di Joe Biden.

La situazione in Francia

Torniamo ora in Francia, che, con l’Accordo di Parigi, si era impegnata a diminuire le proprie emissioni di gas serra del 40% rispetto al 1990, entro il 2030. In questo modo lo stato francese puntava ad arrivare alla carbon neutrality (l’azzeramento netto delle emissioni di CO2) entro il 2050. Sia l’ex presidente Hollande che l’attuale presidente Macron, a parole, si sono sempre dimostrati “paladini del green”. Tuttavia, dati alla mano, tra il 2018 e il 2019 le emissioni sono calate solo dello 0,9%, un trend decisamente insoddisfacente e inefficace per raggiungere gli obiettivi preposti.

Tutto ciò scatena l’azione di ben quattro Organizzazioni Non Governative: Greenpeace France, Oxfam France, la Fondazione di Nicolas Hulot e Nôtre Affaire a Tous (letteralmente, «la nostra comune responsabilità»). Queste ONG nel 2018 indicono una raccolta firme per indurre l’Eliseo a operare attivamente su questo tema: ottengono 2,3 milioni di firme per presentare ricorso ai giudici, dando vita a quello che in Francia verrà chiamato «L’affaire du siècle».

Il processo è terminato il 3 febbraio con la condanna della Francia per non aver agito sufficientemente nella lotta ai cambiamenti climatici. La condanna, tuttavia, non specifica né cosa la Francia debba fare per redimersi, né quali politiche debba migliorare. Non potendo stimare quanto dovrebbe risarcire, lo Stato ha dovuto versare simbolicamente un euro ad ognuna delle quattro ONG. Nonostante ciò, la sentenza è stata particolarmente positiva per quanto riguarda le organizzazioni, che hanno ottenuto lo storico riconoscimento della responsabilità dello Stato in materia ambientale. La Francia, dal lato suo, non ha fatto una bella figura.

Non è la prima volta

La Francia è il terzo paese dell’Unione Europea ad essere condannato per inazione climatica. L’hanno preceduta i Pesi Bassi nel 2019 con il caso Urgenda e l’Irlanda nel 2020.  Rispetto a questi due ultimi casi, quello francese ha fatto più notizia, a mio parere, per due motivazioni. Innanzitutto la Francia è uno dei paesi più influenti dell’UE nonché fervente sostenitore delle politiche green. In secondo luogo, non dimentichiamo che Parigi è stata la città sede dell’accordo, che a questo punto sembra proprio essere diventato un DISaccordo.

Il resto dei firmatari

Non diamo tutte le colpe alla Francia. Sul bel sito Climate Action Tracker scopriamo che la Francia è purtroppo in buona compagnia: l’azione del gruppo EU27+UK (Stati appartenenti all’Unione Europea e Regno Unito) è classificata come «Insufficiente». Si legge che «la classificazione insufficiente del tasso di diminuzione delle emissioni indica che l’impegno non è sufficiente per mantenere la crescita della temperatura sotto i 2°C […] anzi porterà ad un aumento tra  2°C e 3°C». In conclusione, abbiamo visto che la situazione non è così rosea. Tuttavia questa prima vittoria ambientalista ci dimostra che siamo sulla strada giusta e che, facendo sentire la nostra voce, un’inversione di rotta, seppur lenta e difficile, sarà possibile.

Per approfondire
https://www.rinnovabili.it/ambiente/cambiamenti-climatici/tribunale-di-parigi-francia-condanna/
https://www.eunews.it/2021/02/04/laffaire-du-siecle-lo-francese-condannato-inazione-cambiamenti-climatici/141771
https://www.urgenda.nl/en/themas/climate-case/
https://www.climatecaseireland.ie/
https://climateactiontracker.org/countries/eu/fair-share/
https://asvis.it/notizie/2-8392/che-cosa-e-cambiato-davvero-cinque-anni-dopo-laccordo-di-parigi#

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Giada Stefanoni

Giada Stefanoni

Sono una ex studentessa dell'Università degli studi di Padova appena laureata in Scienze ambientali e sono qui per parlare criticamente dei temi della mia sfera di competenza. Adoro la natura e l'ambiente, ma anche leggere romanzi storici e guardare film di supereroi. Lo so, sembra abbia descritto persone diverse, ma non è così!

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