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Recovery Fund: una generazione in attesa

Si è parlato tanto e forse si parlerà ancora per molto tempo di quello che abbiamo passato (e che stiamo ancora vivendo), ma ormai la voglia di riprogrammare e capire come muoversi nel prossimo futuro è tanta e bisognerebbe seriamente mettere a tema da dove ricominciare. L’Unione Europea si è messa al lavoro per cercare di far fronte ad una grave crisi economica causata dalla pandemia, destinando ingenti fondi per la ripresa degli Stati maggiormente colpiti. Nel nostro caso, l’Italia sarebbe il paese che trarrebbe maggiori giovamenti da questo patto, chiamato Recovery Fund, secondo il quale al nostro paese verrebbero destinati 172 miliardi, di cui 82 a fondo perduto. Purtroppo però, riflettendo su cosa si focalizzi il dibattito pubblico e su quali temi la politica sembra essersi concentrata, le preoccupazioni su come verranno utilizzati questi fondi sono molte. Dovrebbe essere il momento delle proposte serie e soprattutto della responsabilità politica. Sembra però che tutto sia tornato come prima, se non peggio.

Come solita abitudine italiana, ci si scaglia ancora una volta, nonostante si stia provando a far rinascere un’Europa più solidale e unita, sulla presunta colpa dei paesi esteri che per qualche motivo starebbero tramando contro il nostro paese. Un esempio lampante della bassezza della discussione riguarda un esponente politico che chiede delle scuse da un governo estero (per quale motivo il governo di un paese dovrebbe rispondere direttamente di un giornale privato non si capisce) in seguito alla pubblicazione di una copertina su un settimanale reo di aver preso in giro gli italiani. Questo episodio, per quanto sciocco e poco rilevante possa sembrare, sottolinea l’abitudine di concentrarsi costantemente su un presunto nemico da attaccare sempre e per qualsiasi futile motivo, caratteristica comune della maggior parte dei partiti politici attuali. Ora però la questione è molto seria e dovremmo evitare di lasciare spazio a discussioni puerili di questo tipo: non può e non deve essere la soluzione puntare sempre il dito all’esterno. La gravità del momento storico richiede di pensare a cosa possiamo fare noi per migliorare all’interno il nostro paese. Si deve decidere sensatamente su come vogliamo ripartire e su che Italia vogliamo in futuro, auspicando che questa volta si investa coscienziosamente su una nuova struttura del paese in una prospettiva di lungo periodo. Magari cercando di capire che l’atteggiamento che adottiamo nei confronti dell’Europa non può essere sempre caratterizzato da scontrosità e rancore.

Questo periodo potrebbe davvero rappresentare la giusta opportunità per cambiare radicalmente e con coraggio ciò che non funziona da tempo, partendo da un nuovo spirito di autocritica, senza cercare di accusare costantemente un presunto avversario esterno. La responsabilità è nostra e questo dobbiamo capirlo prima che si ritorni a discutere su questioni che non mettono a fuoco la vera natura delle problematiche che stiamo affrontando. La speranza è che ci si concentri nel proporre idee che non potranno certamente essere miracolose ma che avranno la possibilità di farci ripartire con più tranquillità, sapendo che la sfida è di importanza fondamentale e che richiede grande responsabilità e serietà da parte di tutti.

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Andrea Perotti

Andrea Perotti

Sono nato nel 1999, studio Lingue Moderne nella mia tanto amata città di Trento. Nel tempo libero mi piace arrampicare (ottenendo nella maggior parte dei casi scarsi risultati), leggere e quando c’è la possibilità, vagabondare all’estero. Ho la strana abitudine di interrogarmi su qualsiasi cosa mi circonda, trovando raramente risposte adeguate.

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