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Mozambico: una terra ferita/1

Esperienze che segnano

Cos’è che fa camminare la strada? È il sogno. Finché la gente sogna, la strada continuerà a vivere. È per questo che servono i sentieri, per farci parenti del futuro.

Sognare è un’azione tanto formidabile quanto rischiosa, ci pone di fronte ai nostri limiti e alla possibilità di non raggiungere mai l’obiettivo prefissato. Nelle lunghe giornate invernali spesso mi capita di sognare luoghi caldi, spiagge bianche, mondi esotici o anche solo ripercorrere col pensiero qualche viaggio intrapreso, come, ad esempio, la mia esperienza in Mozambico.

Proprio questa occasione ha acceso in me la voglia di condividere, in due puntate, qualche immagine e qualche informazione della storia e degli avvenimenti che interessano questo bellissimo paese, eventi taciuti e praticamente sconosciuti alla nostra società contemporanea.

Passato che non finisce

Come la fenice rinasce dalle proprie ceneri, così è accaduto nella storia post-coloniale per molti paesi, soprattutto nelle zone del terzo mondo del nostro pianeta. Le cicatrici lasciate dagli imperi europei si sono rimarginate a velocità differenti, ma potremmo dire che davvero la decolonizzazione abbia risvegliato e riacceso le consapevolezze di identità nazionali dormienti sotto le ceneri del dominio occidentale.

La stampa contemporanea sembra aver dimenticato che esista, riguardo al passato della propria nazione, un intero mondo da indagare, da raccontare, da spiegare. I media oggi sembrano essere stati soggiogati dalla cultura di massa, una pseudo-cultura che pone l’accento solamente su ciò che fa tendenza.

È necessario crescere nella consapevolezza di quanto la nostra conoscenza del mondo globale sfugga ai più. Certamente la stampa non aiuta a indagarne la cruda realtà: è questo il caso di quanto accade in una bellissima terra, esotica, antica ed ancestrale. Parliamo del Mozambico.

Espansione e conquista

Se la storia coloniale africana inizia a svilupparsi già dal XV secolo, in realtà il continente fu il terzo e ultimo impero coloniale della storia e fu anche l’ultimo ad essere completamente colonizzato e decolonizzato. Se infatti fino ai primi decenni del 1800 il grande continente fungeva essenzialmente da riserva infinita di schiavi, conseguentemente al forte radicamento dell’imperialismo mercantile, l’Africa divenne poi il nuovo centro vergine di espansionismo economico europeo.

Una tale forza colonizzatrice aprì la strada a un conseguente espansionismo scientifico e religioso,  tant’è che geografi ed etnografi partirono all’assalto degli «ultimi spazi bianchi» della carta geografica africana. Una chiara espressione di queste tre direttrici di espansione è riscontrabile nella figura dell’esploratore scozzese David Livingstone (1813-1873), che attraversò il continente da Luanda a Quelimane: egli era al contempo missionario, esploratore e procacciatore d’affari per l’industria tessile britannica.

Indipendenza, guerra civile, ideologie morenti

«Voglio disporre i tempi nel loro ordine armonioso, secondo le attese e le sofferenze. Accendo la storia, spengo me stesso. Alla fine, sarò nuovamente un’ombra senza voce». (M. Couto, Terra Sonnambula, 1992)

Così esordisce l’autore mozambicano Mia Couto (1955) nel suo primo romanzo Terra Sonnambula del 1992, anno in cui la lunga guerra civile tra FRELIMO (Frente de Libertação de Moçambique) e RENAMO (Resistencia Nacional Moçambicana) in Mozambico raggiunge un punto di pacificazione e distensione. Possiamo dire che il passaggio del Mozambico da un regime strettamente coloniale (portoghese) a una propria identità nazionale e territoriale prende l’intero corso del XX secolo.

Conseguentemente alla pacificazione del 1992, il FRELIMO acquisisce una posizione di preminenza nel contesto governativo e il RENAMO occupa lo spazio politico di opposizione. Seppur il FRELIMO  mantenga nel corso degli anni una netta maggioranza parlamentare e una pesante influenza territoriale, tuttavia perde la propria connotazione ideologica marxista, abbracciando le posizioni del libero mercato e del multipartitismo. Già alla fine degli anni Ottanta parecchi esponenti del FRELIMO abbandonano le attività di partito per dedicarsi agli affari, tant’è cheoggi il capitalismo ha vinto in Mozambico (C. Bader, «Le Mozambique dans la tourmente de l’après-guerre» in Le Monde diplomatique, febbraio 1993, 20-21). Ecco allora che il governo del FRELIMO diviene un allievo modello del Fondo Monetario Internazionale, come dimostra il programma di privatizzazioni varato da Maputo, il più radicale dell’Africa.

Ferite ancora aperte

Del FRELIMO del 1975, che interpretò l’ansia di indipendenza della popolazione come un’ansia di rivoluzione, poco sembra essere rimasto oggi; basti pensare alle vaste risorse di materie prime conservate nella zona settentrionale del paese, in particolare nella regione di Cabo Delgado, dove la multinazionale italiana ENI e la francese Total operano indisturbate un profondo sfruttamento del territorio.

L’inizio del prelievo di tali risorse è nato dalle vaste privatizzazioni e concessioni del governo post-rivoluzionario e ha acceso profonde aspettative e alimentato il sogno di una facile ricchezza. Ben presto la popolazione si è vista però privata di questo orizzonte e, al contempo, ha assistito inerme alla propria delocalizzazione per creare spazio ai cantieri, all’assegnazione dei diritti di sfruttamento dei rubini e altre materie prime ad aziende collegate all’élite governativa, fino alla sopportazione di atti violenti (intrapresi dell’esercito nazionale) allo scopo di reprimere le proteste e garantire il rispetto delle concessioni fatte a interessi stranieri ed élites.

«Piangete forse per i giorni di oggi? Allora sappiate che i giorni che verranno saranno ancora peggiori. È per questo che hanno fatto questa guerra, per avvelenare il ventre del tempo, affinchè il presente partorisse mostri al posto della speranza. […] Questa guerra non è stata fatta per tirarvi via dal vostro paese ma per togliere il paese da dentro di voi. Vi hanno tanto depredato che neanche i sogni sono più vostri, niente della vostra terra vi appartiene, perfino il cielo e il mare saranno proprietà di estranei» (M. Couto, Terra Sonnambula)

Le parole dello scrittore mozambicano risuonano come infausta premonizione: sembrano parlare della storia attuale di questo paese. Mia Couto è riuscito a condensare in poche, brevi righe le vicissitudini della sua terra e continua, attraverso le parole di uno stregone, dicendo:

«Sarà mille volte peggio che in passato, poiché non vedrete il viso dei nuovi signori e questi padroni si serviranno dei vostri fratelli per castigarvi. Invece di combattere i nemici, i migliori guerrieri affileranno le lance nei ventri delle loro stesse mogli. E quelli che vi dovrebbero comandare saranno occupati a raggranellare briciole nei banchetti della vostra stessa rovina. Anche i miserabili saranno signori della vostra paura poiché vivrete nel regno delle barbarie»

Lo stregone che parla sembra aver la conoscenza di un contemporaneo: gli eventi attuali accaduti nella regione di Cabo Delgado costituiscono una perfetta realizzazione delle sua parole.

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Tommaso Toschi

Tommaso Toschi

29 anni ancora per molto ma tanto ancora da scoprire. Appassionato e studente di storia, curioso per natura e consumatore folle di peperoncino. L'alterità mi affascina, ma un occhio di riguardo è volto all'oriente

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