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Economia e ambiente: la questione dello spreco

La quasi totalità dei modelli economici parla pragmaticamente di crescita. Per definizione, cioè, l’economia studia la crescita in una logica di massimizzazione dei profitti: il rischio è che, in nome del progresso economico, si sacrifichi spesso l’ambiente e si sperperino le sue risorse. Tuttavia, è bene ricordare che tali risorse non sono infinite e che un loro utilizzo non sostenibile può comprometterle irrimediabilmente: è proprio qui, allora, che si gioca il futuro del mondo e della specie umana.

Paul Anthony Samuelson, vincitore del Nobel per l’Economia nel 1970, afferma che il problema delle risorse esauribili è, in realtà, un falso problema: nuove risorse potranno sostituire quelle ormai divenute inutilizzabili. La realtà ci dice che questo processo di sostituzione non è, però, così semplice e scontato: l’esaurimento di una risorsa rappresenta pur sempre un danno irrimediabile per il pianeta.

Una questione etica

Procedendo con ordine, è bene chiedersi innanzitutto se esista davvero un problema ambientale legato all’economia. È ormai risaputo che, soltanto negli ultimi cento anni, l’attività umana ha portato a un aumento delle temperature sulla superficie terrestre di 1,1 gradi centigradi e si stima che nei prossimi decenni si avrà un’ulteriore crescita di 5 gradi. Il riscaldamento globale condanna l’intero pianeta a eventi naturali catastrofici e all’inaridimento della terra, con tutto ciò che ne consegue per la salute umana.

Da un punto di vista puramente etico, quindi, promuovere un’economia sostenibile diventa un vero e proprio dovere morale nei confronti delle generazioni future: il mondo, con le sue infinite ricchezze e risorse, è un dono delle generazioni precedenti e come tale deve essere custodito.

Il paradosso di Woody Allen

In un suo famoso film, Woody Allen pronunciò la celebre battuta:«Perché dovrei preoccuparmi dei posteri? Cosa hanno fatto i posteri per me?». Ritroviamo tale paradosso, in maniera molto meno ironica, alla base dell’economia mainstream, per quanto riguarda la questione etica. Ma tanto pragmatismo sta condannando il mondo e le sue risorse già da oggi, non solo per le generazioni future. Le risorse fondamentali stanno terminando ora, in questi anni, e la questione ambientale non può essere più rimandata. Ne va della sopravvivenza della specie umana stessa.

Crescita e sostenibilità: un binomio impossibile?

Economicamente parlando, il principale nemico della sostenibilità è lo spreco. Siamo realisti: in un sistema economico è quasi impossibile eliminare totalmente gli sprechi. Tuttavia la soluzione ottimale non è sicuramente quella del sistema economico tradizionale, che addirittura arriva a ignorare totalmente il problema. Questo è forse il vero fallimento dell’economia di mercato. E attenzione: quando si parla di spreco, non si intendono solo le risorse disperse nell’ambiente o rese inutilizzabili, ma anche la realtà di tutti quei lavoratori disoccupati che non possono dare il loro contributo attivo alla società e, più in generale, tutte le esternalità negative che il sistema economico produce.

Prendiamo in prestito alcuni principi della termodinamica per fare un’analogia. Se è vero che in ogni processo fisico viene dispersa in qualche modo dell’energia, così è assolutamente impossibile che in un processo economico non si disperdano risorse (cioè si sprechi qualcosa), ma il dramma reale è l’eccessiva quantità di energia che viene oggi dispersa dal sistema produttivo. Soltanto un impegno comune, che non escluda nessuna generazione, può portare a una soluzione concreta e a uno sguardo diverso sulla realtà: il futuro del mondo non è un problema di domani, ma qualcosa con cui fare i conti già oggi.

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Giuseppe Caruso

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