Home » Attualità » Economia » Economia circolare e logica win-win
Economia

Economia circolare e logica win-win

«Gli affari hanno una e sola responsabilità sociale, quella di utilizzare le proprie risorse e svolgere attività destinate all’aumentare i profitti». Questa frase è di Milton Friedman, celebre economista americano ambasciatore delle teorie capitalistiche, che sono state il baluardo della nostra economia di mercato fino ai giorni nostri.

In questa citazione è racchiuso un pensiero di anni, se non di secoli, che ha invaso la dottrina economica da quando Adam Smith espose nel suo noto libro Wealth of Nations i capisaldi del Capitalismo.

Proprio queste teorie da un lato hanno generato prosperità e abbondanza, soprattutto nei paesi del Primo Mondo, ma hanno an che influito sui nostri paradigmi e sul nostro mondo di vedere e utilizzare le risorse umane, fisiche e finanziarie. L’obiettivo finale è divenuto «il successo ad ogni costo senza considerare altro», in una logica che viene chiamato win-lose: qualcuno vince e quindi qualcun altro perde.

L’essenza del paradigma in cui molte imprese si muovono ancora oggi è solamente focalizzato sulla competizione, non solo con i propri competitor che esercitano la medesima attività, ma anche con i propri stakeholder primari come dipendenti, fornitori, clienti al fine unico di conseguire i propri interessi e bisogni.

Oggi il valore del «il successo ad ogni costo» si sta rivelando sempre di più un approccio inadatto alla nuova realtà e agli scenari che il mondo ci sta offrendo.

Oggi, nel nuovo millennio, la formulazione di strategie legate anche al benessere collettivo e non solo a quello individuale è vitale per la sopravvivenza delle aziende nel proprio business.

L’evoluzione del pensiero economico può essere tracciata da nuovo paradigma che sta sempre di più mettendo piede, non solamente negli scenari economici, ma anche in quelli sociali. Parliamo della logica win-win, approccio che si sta via via diffondendo nello scenario economico-sociale mondiale.

Questo è testimoniato dalle attività e dai servizi che le imprese stanno sempre di più erogando non solo alle persone dell’azienda (come vengono definiti i lavoratori dalle imprese che redigono annualmente i bilanci di sostenibilità in cui viene tracciato un rendiconto della propria attività), ma anche alle comunità con cui le aziende tessono rapporti, legami e relazioni.

La logica win-win, cioè, basa la propria essenza sulla cooperazione in una dinamica di interdipendenza il cui fine ultimo è quello di migliorare la realtà in cui si opera, attraverso la condivisione dei propri talenti al servizio della collettività.

Approcciarsi alla logica win-win non significa però abbandonare i propri obiettivi e le proprie individualità al servizio di qualcosa di esterno a noi, ma conseguire i propri obiettivi pensando a quanto le attività delle imprese producano o meno benessere alla realtà in cui operano e alle persone.

Termino con una celebre frase di Albert Einstein: «i problemi che abbiamo non possono essere risolti allo stesso livello di pensiero che li generati». In altre parole: se la crisi economica dei primi anni 2000 si è diffusa a causa delle azioni opportunistiche e individualistiche dell’uomo, ragionare in maniera più evoluta, in una logica win-win, è una delle sfide che il nostro tessuto economico è chiamato a raccogliere.

Print Friendly, PDF & Email
Francesco Benatti

Francesco Benatti

Classe 1995. Sono laureato in Economia Aziendale ed in Direzione e Consulenza d’impresa. Lavoro presso studio di commercialisti. Appassionato di libri. Nel tempo libero mi piace fare running ed escursioni.

1 Commento

Clicca qui per postare un commento

  • Mi piace molto lo spunto che viene dato in questo pezzo. Il confronto tra dinamiche cooperative e competitive penso sia centrale, soprattutto oggi. Segna anche la differenza tra il conflitto costruttivo (affrontato cooperativamente) e quello distruttivo (affrontato competitivamente).
    Mi chiedo come mai cresciamo con una dinamica interiore “mors tua vita mea” così forte… è solo influsso della società o questione antropologica?